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Etiopia

SICCITA' IN ETIOPIA

L'Etiopia da lunghi mesi ormai è colpita ad una gravissima crisi alimentare. La prima stagione delle piogge dello scorso anno, con rovesci ben al di sotto della media stagionale, già preannunciava l'avvento di condizioni climatiche e ambientali ostili alle coltivazioni e all'allevamento, che in questo Paese procurano lavoro e quindi sostentamento a circa l'80% della popolazione. La situazione si è trasformata in una vera e propria emergenza alimentare con l'arrivo di El Niño, un fenomeno climatico periodico che si manifesta ogni 5 anni circa nelle fasce tropicali meridionali del mondo, che in Etiopia, nello specifico, ha provocato siccità nel Nord del Paese ed alluvioni nel Sud.

La situazione è grave e ha colpito gli abitanti dei Paesi del Corno d'Africa e l'Etiopia, stando ai dati di dicembre 2015, detiene il triste primato di avere più di 10,2 milioni di persone che necessitano di assistenza alimentare per poter sopravvivere. La stima totale dei bisognosi nel 2015 nell'intero continente africano è di 31 milioni, quindi circa 1/3 del totale è costituito dagli abitanti della sola Etiopia. La situazione si presenta ancora più allarmante se si tiene conto che di questi 10,2 i bambini sono 5,7 milioni, di cui più di 400,000 con un'età inferiore ai 5 anni.

La situazione alimentare etiope viene sottoposta costantemente ad attività di monitoraggio da parte delle Caritas locali. Stando ai dati raccolti, la situazione si è aggravata in maniera esponenziale nel corso di un solo anno: a gennaio 2015 il numero di persone che necessitavano di assistenza alimentare era pari a 2,9 milioni; a novembre si era già arrivati a 8,2 milioni e a gennaio 2016 il numero ha raggiunto i 10,2 milioni.

Le conseguenze peggiori della siccità sono la diffusa perdita di bestiame, la scarsità o completa mancanza di raccolti, utili per la vendita nei mercati locali, e la conseguente perdita di reddito e dei mezzi di sostentamento per intere famiglie, che per questo motivo soffrono la fame e spesso sono costrette a spostarsi in zone meglio fornite. I bambini sono coloro che risentono di più dell'attuale crisi alimentare: molti essendo malnutriti presentano difficoltà nella crescita e altrettanti rischiano di sviluppare ritardi fisici e mentali. Inoltre, il fatto che in molte zone essi sono costretti a "vivere alla giornata", percorrendo lunghe distanze alla ricerca di acqua, sta portando ad un innalzamento allarmante del tasso di abbandono scolastico.
In un Paese come l'Etiopia, le difficoltà alimentari si aggiungono ad una politica statale che dagli anni '90 ha puntato fortemente sullo sviluppo industriale e sull'urbanizzazione trascurando le zone rurali che non sono pronte per affrontare calamità come quelle attuali.

Nonostante qualche hanno fa, dopo l'ennesima crisi alimentare, il Governo etiope ha provveduto a creare il "Productive safety net", un programma per combattere l'insicurezza alimentare, in cui una parte di popolazione poteva ricevere cibo o denaro in cambio di servizi svolti per la comunità, si è ben lontani dal garantire strutture e condizioni permanenti per permettere ad ogni cittadino etiope un'alimentazione adeguata. E questo, purtroppo, è ancora più vero nei periodi di crisi come quello attuale.

Non va dimenticato che, tra le altre cause della crisi, c'è anche il land grabbing, l'accaparramento delle terre che ha finalità che, alla lunga, vanno in direzione opposta rispetto alla necessità di garantire un'agricoltura di sussistenza aggravando la situazione di numerosissime famiglie che, dopo aver perso la terra, sono sempre meno in grado di difendersi dalle calamità ricorrenti.

Per l'attuale crisi alimentare il Governo nel 2015 ha stanziato 272 milioni di euro per assistere i suoi cittadini ed altri 109 milioni per l'anno in corso; nonostante questo non riesce a far fronte all' emergenza.

Per questo motivo Caritas Internationalis ha lanciato un programma che prevede un finanziamento di 2,9 milioni di euro per assistere più di 500.000 persone nel corso del 2016. A questo appello partecipano le Caritas nazionali, tra cui anche Caritas Italiana, e con essa anche Caritas Ambrosiana.

Gli interventi che Caritas vuole attuare sul territorio etiope sono principalmente di due tipi. I primi riguardano l'assistenza alle popolazioni colpite dalla siccità, che quindi comprendono la fornitura di sementi adatte ad ambienti molto aridi, bestiame, foraggio e la diffusione di buone pratiche di allevamento; ma anche il miglioramento dell'accesso all'acqua potabile e ad una sana nutrizione, con un'attenzione particolare ai bambini sotto i 5 anni e alle mamme in fase di allattamento. Il secondo tipo d'interventi riguarda la protezione dell'ambiente, attraverso la riabilitazione e il mantenimento di suoli e delle fonti d'acqua, per ostacolare la crescente degradazione ambientale, che insieme a guerre e povertà, è una delle maggiori cause di migrazione nel mondo. Gli studi prevedono, purtroppo, un ulteriore peggioramento delle condizioni climatiche nel corso del 2016, tanto che si stima che alla fine dell'anno il numero di persone che necessiteranno di assistenza potrebbe raggiungere i 18 milioni.
Logico, purtroppo, prevedere un ulteriore aumento di migrazioni.


In territorio etiope Caritas Ambrosiana è presente da lungo tempo, ed ha finanziato più di 15 interventi a partire dal 1997. Ha promosso e sostenuto progetti in diversi ambiti quali il carcere, il microcredito per le donne, la piccola imprenditoria per i giovani, i centri per malati di AIDS e la pastorale giovanile nel suo complesso. Anche nell'ambito oggetto dell'attuale appello di emergenza non sono mancati interventi sia per la costruzione di pozzi per facilitare l'accesso all'acqua potabile, sia per la fornitura di sementi e attrezzature agricole adatte alle condizioni ambientali specifiche, per permettere lo sviluppo delle comunità. Diversi di questi interventi hanno visto il coinvolgimento di giovani in Servizio Civile provenienti dalla diocesi di Milano e di gruppi di giovani che hanno partecipato ai Cantieri della Solidarietà estivi.

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