sconfinati
siria e iraq

SIRIA E IRAQ

*Ne fecero un deserto e lo chiamarono Pace
Marzo 2011 iniziavano le manifestazioni pacifiche di protesta contro il Governo di Damasco…la gente comune scendeva in piazza dopo la preghiera del venerdì per chiedere al regime riforme, maggiori libertà, la possibilità di avere elezioni libere dopo 30 anni di gestione unica del partito Ba'th e della famiglia Asad.
Il presidente prometteva riforme, ma il popolo chiedeva le sue dimissioni. Alle prime proteste nella città di Dar'a in seguito all'arresto e la tortura di 14 ragazzini rei di aver scritto sui muri slogan contro il governo, inizia la repressione della polizia e dell'esercito che sparando sulla folla, feriscono e uccidono molti civili in diverse città…Con il radicalizzarsi degli scontri appaiono i primi gruppi armati all'interno delle manifestazioni popolari, lo scontro è inevitabile…in particolare la componente estremista salafita ha gioco facile grazie anche agli aiuti economici esterni di alcune nazioni del Golfo Persico, che forniscono supporti logistici e armi. Gli scontri si estendono alle principali città del Paese. Ormai la situazione in Siria precipita verso la guerra civile: aumentano gli aiuti esterni alle varie parti in lotta. Il fronte degli oppositori si spacca in diversi gruppi i quali perseguono ciascuno i propri interessi territoriali…La guerra si sta combattendo da oltre 5 anni, più di 300 mila i morti, più di 13 milioni gli sfollati interni e i rifugiati che sono scappati nei Paesi confinanti…Alcune centinaia di migliaia giungono in Europa e finalmente l'opinione pubblica prima e la politica dell'Unione Europea poi si rendono conto di come la posizione di una "politica attendista", dettata dalla speranza di una soluzione politica interna ha favorito invece il collasso dell'intera Regione Mediorientale…La Siria come un immenso campo di battaglia che ormai ha sconfinato nel vicino Iraq. Da tempo le finanze dei Paesi Arabi del Golfo, le truppe militari dell'Iran e degli Hezbollah libanesi e più di recente i bombardamenti della coalizione a guida americana, i bombardamenti della Turchia sui territori abitati dai curdi e, da ultimo, l' ingente intervento militare russo ci ricordano di come questo conflitto sia diventato ben presto una "guerra mondiale a pezzi", come ci ricorda Papa Francesco. Con l'intento di aiutare i propri "ribelli Alleati" le varie forze internazionali in campo hanno invece indebolito tutto il fronte dell'opposizione "lasciando fare" , "girandosi dall'altra parte", perché si potessero creare le condizioni favorevoli per la costituzione di gruppi terroristici come Isis e al Nusra. Oggi si cerca faticosamente di aprire corridoi umanitari attraverso un "cessate il fuoco" tra alcune parti (il Governo e alcuni gruppi di ribelli definiti moderati), mentre continuano i bombardamenti sui gruppi terroristici più radicali- il sedicente Stato Islamico in primis-, che sono oggi "il comune nemico denominatore".
Già ma rischiamo ancora una volta di non parlare delle vittime: come in tutte le cosiddette guerre moderne oltre l'80% delle vittime sono tra la popolazione civile, i bombardamenti sulle infrastrutture in Siria non hanno risparmiato gli ospedali, le scuole…Il conflitto coinvolge la Siria e l'Iraq in una guerra senza più confini, si potrebbe dire senza più Stati, almeno per come li avevamo conosciuti prima…si stanno ridisegnando le mappe di quelle terre con il colore del sangue di centinaia di migliaia di morti. Scompaiono città per lasciare il posto a cumuli di macerie, si creano immensi campi di accoglienza senza anima dove si sopravvive di assistenza umanitaria..!
Caritas sin dall'inizio di questo conflitto sta aiutando le popolazioni siriane e irachene in fuga dalla guerra, proprio a partire dai territori di battaglia dove ancora milioni di persone abitano nonostante le difficoltà. A pochi chilometri di distanza, Caritas aiuta e supporta i rifugiati che si sono riversati a milioni nei Paesi confinanti del Medio Oriente come Libano, Giordania, Turchia…Da ultimo l'intervento in Italia a Milano, per così dire "sotto casa" offrendo assistenza, accoglienza a moltissime famiglie che sono giunte fino a noi dopo viaggi drammatici lungo le rotte mediterranee e balcaniche.
* liberamente tratto da: de agricola di Tacito

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