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Haiti storie post terremoto

TERREMOTO


Intervento di père Rodolphe, parroco di Môle St. Nicolas, uno dei paesi nei quali sono state costruite le case, durante la riunione per la consegna delle chiavi delle abitazioni: "diciamo grazie alla Caritas per la formazione (data ai muratori) e per il cammino fatto con le persone che è stato straordinario. Ci hanno scelto per realizzare il progetto, hanno dato tutto il loro lavoro e tutte le loro energie per controllare i materiali e ciò che arrivava sui cantieri. Tutto questo è stato qualcosa di concreto, che ci fa contenti e per il quale diciamo grazie alla Caritas diocesana soprattutto per la pazienza di tutti perché ogni tanto io per primo disturbavo, telefonavo, parlavo, coordinavo, guardavo come si potesse fare per avanzare nel modo ritenuto da me migliore. Noi tutti nella parrocchia diciamo un grosso grazie a Caritas Ambrosiana perché senza il suo appoggio finanziario tutto sarebbe stato ben più difficile. Grazie a ciascuno ed a tutti ed ora insieme a voi sono ben contento che queste case siano pronte."

Intervento di Fabien Jean Paul, direttore della Caritas parrocchiale di Môle St. Nicolas e responsabile del deposito di cantiere, in risposta al parroco: "diciamo grazie alla Caritas della diocesi e diciamo grazie al "direttore" della parrocchia, père Rodolphe, che non è veramente mai stanco: ci ha messo costanza, impegno e le chiamate al telefono quando ci sono stati degli imprevisti per cercare di coordinarli sono state solo un disturbo insignificante durante gli stop della fase di costruzione. Diciamo grazie alla "quarta sezione" (il quartiere di Môle St. Nicola dove abitavano provvisoriamente gli sfollati) e ricordiamo l'impegno economico della Caritas parrocchiale che ha portato un proprio contributo monetario aggiuntivo non tanto per l'acqua (che normalmente, per fare il calcestruzzo, è tutta da acquistare in cisterne) che è arrivata grazie ai beneficiari (che l'hanno fornita trasportandola dalla fonte pubblica) quanto per le spese dello scarico (dei materiali dai camion). Abbiamo realizzato davvero il progetto ed io lo devo dire insieme ai beneficiari, che hanno fatto tutto quello di cui sono stati capaci: hanno eseguito (alcuni dei lavori) ed hanno collaborato con noi alla realizzazione. Anche a loro diciamo grazie. Ringraziamo in una maniera speciale l'ingegner Jacques (della Caritas diocesana) che è stato il responsabile generale dei cantieri e che si è davvero "stancato" in tutti i sensi cercando modi per venire (da Port-de-Paix, dove abita, a Môle St. Nicolas per i sopralluoghi) anche con la pioggia (che rende impraticabili tutte le strade). Se si girava sul terreno (del cantiere), lui era presente o stava arrivando; lo si poteva chiamare senza problemi d'orario e se non era disponibile al momento ritelefonava. Abbiamo trovato la sua collaborazione e per questo diciamo grazie".

Jacques Illiener, è l'ingegnere della Caritas diocesana di Port-de-Paix che ha diretto e supervisionato tutti i cantieri. Lui stesso è uno sfollato che ha cercato riparo dopo il terremoto nella principale città della regione del Nord-Ovest: qui ha trovato lavoro presso la Caritas reinventandosi una vita e diventando il responsabile unico del settore "costruzioni" e di quello "rischi e disastri" che cerca di dare risposte e di fare prevenzione, con i pochi mezzi a disposizione, proprio in merito a quelle catastrofi che hanno segnato così profondamente la sua stessa vita. Il 12 gennaio 2010, si trovava a Port-au-Prince: il terremoto lo ha sepolto sotto la sua abitazione dalla quale è stato estratto vivo dopo più di un giorno di attesa, speranze e chissà quali pensieri.

Testimonianza di Beauchamp Wilner, sfollato: "(Il terremoto) è stato il più grosso dramma capitato ad Haiti: è stata la prima volta che abbiamo avuto una tragedia del genere. E la seconda cosa (da dire) è che ha lasciato un paese completamente "schiacciato": è un dramma che non potremo mai dimenticare, che ci ha profondamente segnato e se io oggi sono qui a Môle è solamente per il terremoto. Dico queste cose perché si comprendano anche se qui a Môle (la situazione che si vede) non è così (devastata). La sera, quando ripenso a quello che è successo mi accorgo di aver dimenticato dei pezzi. Ricordo che c'era un fuoco (fuori casa per tenere lontano col fumo le zanzare), che l'edificio ha cominciato ad oscillare e che mia sorella mi ha detto: "questa è la casa che sta crollando!" Quando ho cominciato a correre per uscire, la porta (aperta per beneficiare dell'effetto del fumo) si è chiusa e dopo la chiusura c'è stata un'altra oscillazione: correvo perché non avevo mai sentito un rumore così. Siamo usciti e mi sono accorto di avere le gambe molli. Ho cominciato a pensare al domani sperando di non provare mai più una cosa come quella che ci aveva appena distrutto. […] Il problema che avevo era che la casa era crollata completamente ed avevo perso tutto. Avevo studiato a Port-au-Prince, avevo deciso di restarci e vi avevo lavorato: facevo il meccanico e sollevavo cose pesantissime, poi avevo sostenuto una prova (d'esame), ero diventato operatore (meccanico) e poi è passato il terremoto. Sono tornato a Môle ma sfortunatamente qui non c'è possibilità di fare il mio lavoro. Questo che abbiamo concluso è un bel progetto, dico grazie a Caritas e non riesco ancora a credere che adesso ho una casa."

Carouliot Françoise, sfollata a Bombardopolis, altro comune nel quale sono arrivati un gran numero di senzatetto dopo il terremoto, parlando con il direttore della Caritas diocesana spiega come i suoi documenti di riconoscimento siano rimasti in capitale sotto la sua casa distrutta dal terremoto che le ha tolto, non solo figurativamente, anche l'identità.

Intervento di Guerna Edmond durante la riunione per la consegna delle chiavi delle case costruite a Bombardopolis: "Non esiste vocabolario per dire grazie, un "grazie" è troppo poco perché per me specialmente riuscire a costruire una casa avrebbe voluto dire avere difficoltà insostenibili perché ho dei figli che stanno studiando e dopo il terremoto è diventato molto difficile fare economia […] Questo (progetto) mi fa contentissima, nel mio spirito e nel mio dialogo con Dio ogni giorno ricordo tutte le persone che vi hanno partecipato, dal comitato della Caritas parrocchiale, cioè della mia parrocchia, fino a quelli di Milano e questo per dir loro "grazie", e se i capimastri fossero qui "mi toglierei cappello" per il modo in cui si sono ben attivati così come ha fatto anche il nostro infaticabile fratello Emanis (il capocantiere generale) e gli ingeneri Jacques e Giuseppe (cooperante di Caritas Ambrosiana) che periodicamente venivano a farci visita. Grazie père Jocelyn (direttore della Caritas diocesana di Port-de-Paix), grazie père Cholet (parroco di Bombardopolis). Grazie, grazie, grazie tante! Non ho nulla da dire su quello che è stato fatto ed in merito ai lavori che sono finiti: grazie!"

Testimonianza di Emanis Veselhomme, capocantiere e direttore della Caritas parrocchiale di Bombardopolis: "Le persone sono veramente nel bisogno per quel che riguarda le case e quindi noi diciamo grazie a tutti quelli che hanno contribuito (al progetto), dalla Caritas Ambrosiana fino quella della parrocchia insieme all'équipe che ha lavorato in ufficio e questo perché il lavoro si è ben concluso. Io ho un pensiero per i beneficiari perché mi auguro che facciano tutti gli sforzi necessari per tenere bene le case perché sono veramente belle. E' vero, nel nostro paese c'è sempre della sporcizia ma comunque penso che si possano fare dei sacrifici per gestire bene le abitazioni. […] Approfitto per dire alla Caritas della diocesi che è qui oggi ed a Giuseppe di Caritas Ambrosiana che è qui con noi che le case fatte a Bombardopolis sono molto buone e che noi siamo veramente contenti, ma allo stesso tempo diciamo che se esiste un livello a cui possiamo arrivare, abbiamo ancora un gap da colmare: se avessimo 7 volte ancora lo stesso numero di case da costruire sarebbe meglio anche se non so proprio come si potrebbe fare. Questo vuol dire che c'è un "camion" di beneficiari da soddisfare. Siamo andati sul terreno a fare delle prove e le abitazioni sono buone […] E' questo che diciamo tutti e noi preghiamo per avere un'altra possibilità da Caritas per poter fare più case per la gente. Io credo che ogni volta che realizziamo delle abitazioni non sia una cosa da poco."

Estratto delle parole dette da père Jocelyn Dolce durante l'incontro per la consegna delle chiavi delle case costruite a Bombardopolis: "(il progetto) traduce completamente quello che noi chiamiamo "amore per Gesù Cristo". Si traduce nell'azione, nelle case: non abbiamo bisogno di aggiungere altro."

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