sconfinati

In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Ahmed, Somalia
Progetto migratorio: Europa

Il mio nome è Ahmed, ho 29 anni. Sono un piccolo imprenditore somalo.
A Mogadiscio ero proprietario di un piccolo teatro ma poi, dopo che le milizie di al-Shabaab hanno dato fuoco al mio locale e mi hanno minacciato di morte perché non accettavo di fare propaganda per loro, ho deciso di scappare. Non è stata una scelta facile: a Mogadiscio ho lasciato tre bambini piccoli. Ma era anche per loro che volevo provare a trovare un posto sicuro in cui vivere, poi, tutti insieme.
Attraversai il deserto grazie ai viaggi organizzato dai trafficanti. Mi chiesero parecchie migliaia di dollari per farmi arrivare fino in Libia. Fu un viaggio lungo un mese, e più volte rischiammo di rimanere a piedi nel caldo atroce del deserto, senz'acqua.
Arrivammo fino in Libia, la meta promessa dai passatori di Mogadiscio, e lì ci lasciarono in mano ad altri a cui dovetti pagare un'altra grossa somma perché mi facessero passare il Mediterraneo e arrivare in Europa. La mia meta era la Germania, dove avevo un cugino, o il Regno Unito, dove da anni vivevano alcuni amici.

Quando arrivo in Italia, mi hanno fatto compilare la domanda di asilo politico. Non sapevo che questo mi avrebbe impedito di lasciare l'Italia e proseguire il mio viaggio.
Ho aspettato qui la risposta alla mia domanda, ora sono ufficialmente un rifugiato politico. Rimarrò in Italia, e vorrei un giorno portare qui mia moglie e i miei bambini.

Torna alla pagina delle storie


sostieniIl diritto di rimanere nella propria terra