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In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Aron, Eritrea
Progetto migratorio: Germania

Il mio nome è Aron.
Sono nata ad Asmara, Eritrea, 39 anni fa.
Ho avuto cinque figli, ma due sono morti quando erano molto piccoli.
Da quando mio marito ha dovuto entrare nell'esercito per noi è stata molto più dura: mio figlio maggiore ha preso il posto del padre e ha sempre cercato di aiutarmi per portare a casa da mangiare e badare ai fratelli più piccoli.
Quando anche per lui è stato il momento della leva obbligatoria, che in Eritrea dura almeno 9 anni, mi sono disperata. Non ce l'avrei fatta da sola. Ismail, mio figlio, decise di disertare, e tutti insieme fuggimmo prima dalla nostra città e poi dal Paese.
Fu un viaggio lungo e duro, soprattutto con i bambini piccoli. Pensavo che sarebbero morti nel deserto. Ma alla fine arrivammo in Libia, da dove ci saremmo imbarcati per l'Europa.
Noi volevamo andare in Germania. A chi, come noi, non voleva andare in Italia ma in un altro Paese europeo, i traghettatori dissero di cercare di evitare la polizia, una volta sbarcati. Se ci avessero preso foto e impronte digitali ci avrebbero fatto fare richiesta per poter stare legalmente in Italia, e questo ci avrebbe impedito di andare altrove.
Salimmo sulla barca. Era vecchia, malmessa e stracolma, c'erano molti bambini, molte donne, alcune incinte. Tanti erano eritrei come noi.

Quando sbarcammo, nella folla Ismail fu spinto da un'altra parte. Con me rimasero gli altri due figli, hanno 10 e 12 anni. Li tenni stretti e passai due giorni a cercarlo, senza trovarlo. Ma altri dicevano che molti ragazzi erano già partiti, avevano preso un treno per andare verso Milano, e qualcuno ricordava di averlo visto tra i partenti. Partii anche io con i bambini, insieme ad altri connazionali. Ci dissero, a Milano, di cercare un posto chiamato "Porta Venezia". Lì avremmo trovato altri eritrei come noi, lì passano tutti gli eritrei. Magari avrei ritrovato lì mio figlio, se era andato a Milano. Eravamo lì, accampati da un giorno, quando lo vidi corrermi incontro. Ero felicissima, speravo di trovarlo ma temevo che non l'avrei rivisto più.
Il giorno dopo partimmo per la Germania.
Durante lo sbarco ci separarono. Perdo di vista mia madre e i miei fratelli. Decido di seguire lo stesso le istruzioni che ci hanno dato gli scafisti, non voglio fare richiesta di asilo qui, il nostro obiettivo era andare in Germania. Arrivo, dopo alcuni giorni a Milano, alla stazione centrale. Lì, mi avevano detto, avrei trovato dei connazionali che avrebbero potuto aiutarmi. Ed è vero, li trovo in fretta. Loro mi conducono in un posto vicino dove ci sono accampati tanti, soprattutto eritrei. Ed è una gioia grande, perché qui trovo anche la mia famiglia: anche loro hanno seguito lo stesso percorso. Qui possiamo organizzarci, ci sono degli uomini che sanno molte cose, come fare per andare in Nord Europa, e ce lo spiegano. Il giorno dopo partiamo per la Germania.

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