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Samiullah, Afghanistan
Progetto migratorio: Europa

Il mio nome è Sajad.
Mi chiamo Samiullah e sono nato in Afghanistan 22 anni fa.
Quando ero piccolo, la mia famiglia ha sempre cercato di mandarmi a scuola, ma io non ero molto bravo, facevo fatica a capire e il mio maestro mi picchiava ad ogni errore. Smisi di andarci, senza dirlo a casa. Quando mio padre lo scoprì, mi tenne con sé a lavorare nei campi. In casa avevamo due vitelli, 4 mucche e due buoi che facevo lavorare per arare la terra, oltre a un gregge di un centinaio di pecore.
In quel tempo in Pakistan e Afghanistan c'erano i talebani e hanno imposto che una persona per famiglia andasse a combattere con loro. Così mio padre ha dovuto unirsi a loro e casa sono rimasto io come figlio più grande: avevo sei anni. Ho perso due fratelli più grandi di me, non sappiamo dove siano. Quando arrivarono gli americani, mio padre tornò a casa e la mia famiglia ha ripreso la sua attività di agricoltura e allevamento.
Quattro anni fa, mentre lavoravo come pastore di pecore in montagna, sono stato avvicinato da talebani in clandestinità che mi hanno chiesto di unirmi a loro, ma io preferivo continuare il mio lavoro e non intendevo seguirli. Lo raccontai a mio padre, che disse che potevo stare a casa quella notte ma la mattina dopo dovevo andarmene lontano. Un signore, a pagamento, ha organizzato il viaggio con un passatore che mi ha portato in auto fino in Pakistan. Ho poi passato la frontiera tra Pakistan e Iran nascosto tra i bagagli di un autobus. In Iran abbiamo viaggiato ammassati come dei sacchi su dei pick up. Abbiamo cambiato spesso tra autobus e camion e, infine, siamo arrivati in Turchia. Con un gommone ci hanno detto che dovevamo andare in direzione della Grecia. Il gommone ci sembrava troppo piccolo e pericoloso, ma non potevamo tornare indietro.

Siamo sbarcati su un'isola, ci siamo fermati qualche giorno, il tempo di avere un visto falso per poi raggiungere, in nave, Atene. Da lì sono ripartito con un camion diretti in Italia, Francia o dove capitava. Sono rimasto lì fino all'Italia per 18 ore. Con un treno, infine, sono arrivato a Milano. A Milano sono rimasto in strada per due settimane fino all'ingresso in un Centro del Comune. Ho ottenuto un permesso di soggiorno per protezione internazionale.

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