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In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Ibram, Liberia
Progetto migratorio: Europa

Il mio nome è Ibram, ho 32 anni e sono nato in Liberia.
La mia famiglia è molto povera, nel villaggio dove vivevo non c'era abbastanza da mangiare e così, appena maggiorenne, lasciai la mia casa ed emigrai in città in cerca di fortuna.
Qualche tempo dopo, convinto da un amico che stava per partire per la Libia, dove all'epoca si trovava facilmente lavoro, partii con lui.
Lì trovai un posto prima presso un benzinaio, dove facevo il garzone, e più tardi invece come muratore.
Quando era già scoppiata la guerra conobbi una ragazza nigeriana, Joy, e ci mettemmo insieme. Un giorno Joy mi disse di essere incinta, ma che non voleva far nascere nostro figlio in un Paese in guerra: il suo sogno era quello di arrivare in Europa, e io fui d'accordo con lei. Non volevamo separarci, ma non avevamo abbastanza soldi per pagare il viaggio di entrambi.
Ci accordammo perché partisse prima lei, mentre io l'avrei raggiunta appena fossi riuscito a mettere insieme i soldi anche per il mio viaggio.
Joy attraversò il Mediterraneo in estate, e al suo arrivo fu soccorsa e mandata in un centro di accoglienza per donne profughe nel nord Italia. Lei mi diceva che le avrebbero dato un permesso per stare in Italia. Io riuscii ad avere i soldi per il mio posto su una barca qualche mese dopo. Pensavo che, avendo mia moglie incinta in Italia, avrebbero dovuto accogliere anche me.

La polizia italiana è venuta in soccorso alla nostra barca e ci hanno portato fino alla costa. Poi ci hanno condotto in un centro dove a tutti hanno preso le impronte digitali e, mentre eravamo in fila, ci hanno scattato delle fotografie. Quando è stato il mio turno, mi hanno chiesto il mio nome, e da dove venivo, poi mi hanno chiesto perché avevo lasciato il mio Paese. "Perché ero povero e per cercare lavoro", ho risposto. Ho detto anche che mia moglie, incinta, era già in Italia, ma alla fine mi hanno consegnato un foglio in cui c'era scritto che avrei dovuto lasciare l'Italia entro sette giorni. Ma come potevo? Da lì, insieme ad altri che avevano un foglio simile al mio, ce ne siamo andati. Siamo arrivati prima a Palermo, dove sono stato per alcune settimane in un centro di accoglienza per senzatetto, e poi sono partito per il nord Italia per raggiungere mia moglie.
Ora vivo insieme ad altri ivoriani e nigeriani in una casa abbandonata, e qualche volta troviamo dei piccoli lavori in nero. Però non posso stare insieme alla mia famiglia.

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