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In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Qaiser, Pakistan
Progetto migratorio: Europa

Mi chiamo Qaiser, ho 35 anni e vengo dal Pakistan.
Nel mio Paese facevo il giornalista. È un mestiere molto pericoloso: denunciare quello che non va nel mio Paese, le discriminazioni e le ingiustizie che la minoranza cristiana deve subire per me era diventata una missione. Ma l'ho pagata cara, perché hanno iniziato a minacciare di morte me e la mia famiglia.
Grazie all'aiuto del mio direttore e di alcuni contatti internazionali che avevo intrecciato, portai mia moglie e i miei figli, di nascosto, in un villaggio isolato, dove dovettero ricominciare da capo, e io scappai, lasciando il Pakistan.
Ho attraversato la frontiera con l'Iran, ho viaggiato insieme ad altri che come me fuggivano per salvarsi la vita, sono arrivato in Turchia. Il viaggio è stato lungo, a volte costretti a tappe forzate, rinchiusi in appartamenti o stanze a volte sottoterra. E infine arrivai alla costa da dove sarei salpato per la Grecia, e quindi per l'Europa.

In Grecia mi diedero subito un decreto di espulsione, senza nemmeno sentire la mia storia. Come a me, è accaduto a tutti gli altri. Ma nessuno può tornare indietro: andare avanti è l'unica possibilità. E siamo ripartiti per l'Italia.
Ma l'Italia non ci ha voluto. Mi hanno detto che avrei diritto all'asilo, ma non in Italia, perché sono arrivato prima in Grecia. La chiamano "Convenzione di Dublino".
E così, mi hanno caricato su una nave e mi hanno rimandato indietro.

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