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In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Muammad, Siria
Progetto migratorio: Germania

Mi chiamo Muammad, ho cinquant'anni, una moglie e sei figlie. O meglio, avevo sei figlie.
Sono siriano e ad Aleppo facevo il commerciante, ero proprietario di una farmacia.
La mia figlia più piccola aveva 11 anni e una malattia che stava diventando sempre più difficile da curare in un Paese in guerra. Stavano distruggendo il nostro quartiere e molti nostri amici erano già scappati: per questo, ma soprattutto per cercare di dare un futuro alla mia famiglia e delle cure alla mia bambina, decidemmo di partire.
Vendetti il negozio per pagare dei trafficanti che ci fecero arrivare fino in Egitto.
Ma anche al Cairo c'era un clima pericoloso per gli stranieri, si percepiva molta avversità nei confronti di noi siriani, così ripartimmo, questa volta in autobus, alla volta di Alessandria. Avevo pagato di nuovo perché ci facessero avere un buon posto su una nave vera. Sapevamo dei barconi che attraversano il Mediterraneo, ma io avevo i soldi per pagare alla mia famiglia un viaggio vero. Così credevo, perché invece, durante il tragitto, le cose cambiarono. Ci fecero scendere dall'autobus e caricarono su un camion, nascosti sotto dei teli, e infine l'ultimo tratto a piedi fino a una spiaggia.
Il barcone ci aspettava a un centinaio di metri dalla riva, dovemmo raggiungerla a piedi, con l'acqua che alle mie ragazze arrivava sopra gli occhi.

Il viaggio fu terribile, fu il momento più brutto della mia vita. Il sole forte, l'acqua che mancò subito, non c'era spazio per muoversi, le medicine per mia figlia che erano state perse imbarcandoci.
La mia bambina morì su quel barcone. Eravamo partiti per lei, e lei era morta.

Giunti in Sicilia, dopo i soccorsi, ci hanno portato a Milano, dove siamo stati accolti per qualche giorno in un centro di accoglienza dove c'erano soprattutto siriani come noi. Ma siamo ripartiti perché volevamo arrivare in Germania, la nostra meta fin dall'inizio.
Ci siamo arrivati passando dall'Austria. Treni, bus, macchine. A piedi.
Oggi siamo qui, anche se non siamo tutti insieme come avevamo sperato. Abbiamo ottenuto un permesso per restare legalmente in Germania. E cerchiamo di riprendere in mano la nostra vita, a partire dalle scuole per le ragazze. Alla ricerca di una normalità che non sarà mai più normale.

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