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In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Timothy, Nigeria
Progetto migratorio: Italia o Spagna

Il mio nome è Timothy. Ho 22 anni, sono nigeriano e cristiano. Nella città da cui vengo ci sono attentati contro chiese cristiane quasi tutte le settimane. In uno di questi attacchi ho perso la mia famiglia. Io decisi di partire, non volevo morire come loro.
Riuscii ad avere il contatto di alcune persone che organizzavano dei viaggi verso l'Europa. Ma, in realtà, il mio viaggio si interruppe in Libia.
Mi fermò la polizia e mi disse che non avevo i documenti in regola, e per questo mi arrestarono. Fu una delle esperienze più brutte della mia vita. C'erano molti africani come me, ammassati. Spesso, a turno, ci picchiavano.
Quando riuscii a uscire di prigione volli andarmene al più presto. Riuscii a trovare delle persone che organizzavano le traversate verso l'Italia e la Spagna. Dicevano che sarebbe stato un viaggio facile ma occorrevano molti soldi. Pagai quel che mi restava, e ottenni il mio posto.
Ma la notte in cui dovevamo partire sulla spiaggia eravamo in tantissimi, pronti a salire su un piccolo vecchio peschereccio. E continuavano ad arrivare altre persone, altri gruppi, sempre di più.

Allo sbarco, a Lampedusa, vengo portato in un centro dove ci prendono le impronte digitali, ci fanno delle foto e ci chiedono da dove veniamo. Io voglio raccontare la mia storia, che sono vivo per miracolo e che ora voglio provare ad avere una vita sicura, lavorare e vivere in pace. Ma non mi chiedono niente di tutto questo. Mi danno un foglio. Non capisco a cosa serva.
Esco dal centro e resto un po' lì fuori, finché qualcuno non mi avvicina e mi spiega che su quel foglio c'è scritto che devo andarmene dall'Italia, che ho sette giorni di tempo per farlo. Ovviamente non l'ho fatto.
Ora vivo in una baracca nelle campagne del Sud Italia insieme ad altri compagni, e per sopravvivere lavoriamo nei campi come braccianti.

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