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In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Marlene, Repubblica Democratica del Congo
Progetto migratorio: Europa

Mi chiamo Marlene, ho 22 anni e vengo dalla Repubblica Democratica del Congo.
Sono cristiana e sono andata a scuola: mi piaceva andarci e avevo buoni voti. Da bambina però la mia famiglia mi ha promessa sposa a un uomo molto più anziano di me e divenuta adolescente sono stata costretta a lasciare la casa dove vivevo per andare a vivere con lui.
Ho dovuto accettare ma ho chiesto di poter continuare ad andare a scuola, mio marito però non me lo ha consentito, perché avrei dovuto stare a casa a badare alla casa insieme alle altre mogli. Ho iniziato ad andare a scuola di nascosto con la copertura di un'altra delle mogli di mio marito, intanto insistevo per convincerlo a darmi il permesso.
Lui non ha mai acconsentito, anzi mi picchiava violentemente perché smettessi di chiederlo. Una volta, alla fine, insieme ad alcuni anziani del villaggio mi ha sottoposto ad un rito magico perché pensava che fossi posseduta da dei dèmoni. Mi hanno spogliata completamente, legata e ferita con dei coltelli per purificare il mio sangue.
Smisi allora di chiedergli il permesso, e continuai ad andare a scuola di nascosto. Le violenze però non si sono fermate, mio marito continuava a picchiarmi e ad abusare di me. Sono rimasta incinta, ma questo non ha fermato le sue botte, e io ho perso il bambino.
Fu allora che l'altra moglie, quella che mi aveva sempre aiutato, disse che non potevo continuare a vivere così e mi suggerì di scappare. Così, con l'aiuto di alcune persone che lei conosceva, ho recuperato qualche soldo e sono riuscita a raggiungere la Libia. Pensavo di aver passato il peggio, e invece davanti a me c'era il mare. Era la prima volta che vedevo così tanta acqua. Salii su un barcone con tantissime persone pregando Dio di farmi arrivare, perché io non sapevo nemmeno nuotare.

Per me è difficile raccontare la mia storia, il dolore e la sofferenza sono ancora molto vivi in me, ma grazie all'aiuto delle persone del Centro di accoglienza dove sono stata accolta sto iniziando una nuova vita.
Superata la vergogna e la paura ho raccontato la mia storia alla Commissione Territoriale che mi ha riconosciuto l'asilo, ora sto andando a scuola e ho un lavoretto part-time, spero che un giorno riuscirò ad iscrivermi all'università.

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