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In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Khaled, Siria
Progetto migratorio: Germania

Mi chiamo Khaled, ho 52 anni e sono siriano.
Io e mia moglie Jayal abbiamo quattro figli. Vivevamo ad Aleppo, io ero operaio in un cantiere edile, ho sempre lavorato duramente. Il nostro appartamento, però, è stato distrutto da una bomba, e abbiamo dovuto arrangiarci, per un periodo, a vivere in una tendopoli alla periferia della città. Eravamo spaventati ogni singolo minuto, ogni giorno e ogni notte. Avevamo paura soprattutto delle bande criminali che si aggiravano tra le periferie e i villaggi e anche degli attacchi, esposti com'eravamo ai rumori delle esplosioni e degli spari quasi ogni giorno. Abbiamo sentito di storie orribili, di come crudelmente vengono uccise persone innocenti e stuprate donne e ragazze.
Ho usato quasi tutti i nostri soldi per il viaggio, prima per il volo che ci ha consentito di scappare dalla Siria, e poi per pagare alla mia famiglia il posto su un gommone per raggiungere la Grecia dalla Turchia.

La traversata del mare dalla Turchia è durata solo 40 minuti, ma è costata 5.000 dollari. La barca era così affollata che non c'era spazio per tutti noi, così io ho provato ad attraversare il mare a nuoto. Sono alto, forte, ho le spalle larghe: dovevo farcela. Aggrappata al collo avevo la mia bimba di due anni e mezzo. Il gommone procedeva molto piano, e sono riuscito a stare al passo. Ma ero d'accordo con mia moglie che, se fossi rimasto indietro, lei con gli altri bambini, di nove e otto anni, e di sei mesi, ci avrebbero aspettato sulla spiaggia.
Ora sono davvero molto esausto. Camminare, nuotare e viaggiare in tali condizioni che mettono in pericolo di vita, mi ha distrutto. È stato così duro e pesante.
Adesso siamo in un campo profughi nel nord della Serbia, vicino al confine con l'Ungheria.
Vogliamo raggiungere la Germania dove spero di trovare subito un lavoro. Sono abituato a lavorare molto e sodo, spero di farcela. Anche perché ormai tutti i nostri soldi sono finiti.

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