sconfinati
sconfinati_storie

In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Christian, Nigeria

Il mio nome è Christian. Sono nato in un villaggio in Nigeria 19 anni fa.
Mio padre era proprietario di un grande terreno, e quando è morto, due anni fa, io, che sono il primogenito, avrei dovuto riceverlo in eredità. Ma ero ancora minorenne, e così i miei zii cercarono di impossessarsi di quel terreno. Uno di loro, d'accordo con la polizia, me lo fece espropriare e poi mi minacciò di morte. Nel mio Paese non ho potuto avere giustizia.
Chiesi l'aiuto di un amico per avere un prestito, mi affidai a delle persone che si occupano di organizzare viaggi verso l'Europa. Ero certo che con il mio lavoro in Europa sarei riuscito a saldare il mio debito. Viaggiammo via terra per alcune settimane, e poi fu il momento di imbarcarmi per attraversare il mare che divide l'Africa dall'Europa. Il barcone era pieno di gente, non riuscivo neanche a contarli, eravamo veramente troppi. Il barcone, che vuoto mi sembrava grandissimo, adesso mi sembrava piccolo piccolo.
Eravamo troppo stretti, troppo vicini. Stipati, come sardine.

Il barcone diventava sempre più piccolo, più il viaggio andava avanti e più sembrava si rimpicciolisse. Ricordo gli sguardi terrorizzati dei miei compagni di viaggio.
A un certo punto l'acqua ha iniziato a entrare nella barca. Dovevamo toglierla con i secchielli. Il vento, le onde, le correnti spezzarono il barcone.
Ricordo solo ammassi di legno nell'acqua. Chi riuscì si aggrappò al relitto. Tanti gridavano, chiedevano aiuto, qualcuno piangeva.
Arrivarono i carabinieri italiani a portarci a terra, a Crotone.
Feci domanda di asilo politico, e ho aspettato risposta per lungo tempo in un centro di accoglienza. Quando mi è arrivato il diniego, ho perso il permesso di soggiorno. Avrei dovuto lasciare l'Italia ma ho raggiunto dei conoscenti in Campania, e ora vivo con un gruppo di loro condividendo un appartamento e facendo dei lavori in nero.

Torna alla pagina delle storie


sostieniIl diritto di rimanere nella propria terra