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In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Aisha, Mali
Progetto migratorio: Europa

Sono nata nel 1991 e la mia famiglia è composta, oltre a me, da tre sorelle, di cui 2 già sposate, e un fratello deceduto. Io sono la penultima.
Mio padre lavora in campagna e mia mamma vende cibo al mercato.
Ho frequentato la scuola islamica e aiuto mia madre a preparare e a vendere i cibi .
Nel 2008 mio padre si è ammalato e chiese un prestito a un amico per pagarsi le cure mediche. Purtroppo non riusciamo più a rimborsare l'amico il quale propone a mio padre di dargli sua figlia in matrimonio: io.
Io non sono d'accordo ma nel febbraio 2010 mi sposo con quest' uomo, molto più anziano di me, che ha già due mogli che vivono in un villaggio della Guinea.
Mio marito mi chiude in casa, mi maltratta, non mi lascia uscire se non accompagnata, non mi lascia telefonare nemmeno alla mia famiglia. Quando lui è assente, un uomo di nome Amara ha il compito di controllarmi, non lasciandomi mai sola. Per due anni, questa è la mia vita.
Un giorno Amara mi offre il suo aiuto per scappare e venire in Europa.
Un giorno, a maggio 2012, chiedo a mio marito di uscire a fare la spesa: scappo con Amara. Mi fa indossare il velo e ottiene documenti falsi. In compagnia di un' altra donna lascio l'Africa.

Arrivata in Italia, io e l'altra ragazza veniamo portate a Bergamo, nel garage di una casa, dove ci sono altre donne, nigeriane. Con noi c'è sempre Amara.
Sono nel garage da alcuni giorni. Mi danno delle medicine che mi intontiscono e poi si mettono sopra di me o mi obbligano a fare delle cose. Io piango continuamente.
Sto nel garage tutto il giorno, tranne quando mi portano di sopra, nella casa, a fare le pulizie. Penso sia quello il mio lavoro in Italia.
Dopo alcuni giorni, una delle donne nigeriane mi veste, mi trucca e mi accompagna in strada. A quel punto mi è chiaro il mio futuro in Italia. Sto in strada dalle 22 all'1 di notte e, al mio ritorno a casa, consegno i soldi che guadagno a questa donna.
Di giorno faccio le pulizie nella grande casa e poi di sera mi accompagnano sulla strada.

Una notte, una donna nigeriana mi propone di scappare e, vestite come siamo, ci mettiamo a correre attraverso i campi. Non so per quanto abbiamo corso ma mi è sembrato tanto tempo. Poi siamo arrivate a una strada in cui incontriamo un uomo: gli chiediamo dove è la stazione. Prendiamo il treno per Milano.
Arrivate a Milano, la donna nigeriana mi lascia sola e io, disperata, chiedo aiuto a una donna che sento parlare la mia lingua. E' stata la mia fortuna.
Questa mi accoglie in casa e, dopo averle raccontato la mia storia, mi aiuta a chiedere aiuto. Avvio le pratiche per chiedere la protezione internazionale.
Durante l'audizione della Commissione per essere riconosciuta come asilante mi propongono di entrare in un percorso per vittime di tratta a scopo di sfruttamento.
Nel marzo 2013, entro in comunità. Ottengo un permesso per motivi umanitari. Mi iscrivo a scuola e, dopo un tirocinio, trovo lavoro come addetta mensa.

Oggi lavoro, sono sposata con un uomo della Costa d' Avorio e abbiamo una figlia. Nonostante tutto, ho perdonato mio padre, che purtroppo è morto pochi mesi fa.

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