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In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Beky - Nigeria
Progetto migratorio: Italia

Abito in un villaggio vicino a Benin City, ho nove fratelli e i miei genitori sono anziani. Ho 17 anni e ho appena preso il diploma però non posso continuare gli studi perché la mia famiglia ha bisogno che io lavori.
Un'amica mi ha fatto conoscere Elisabeth, che vive in Italia e che mi ha proposto di venire in Europa per lavorare come baby sitter o cameriera.
Ne ho parlato con mia madre che però è un po' preoccupata. Io però ci voglio andare, anche perché così mando un po' di soldi ai miei.
Ho lasciato casa mia senza avvisare la mamma e sono andata da Elisabeth, presso la sua famiglia. Mentre ero lì Elisabeth mi ha portato da uno "stregone" del villaggio che mi ha fatto un rito woodoo per legarmi a Elisabeth. Ho promesso obbedienza a Elisabeth con quel rito e lei ora è certa di potersi fidare di me.
Dopo il rito siamo partite subito io ed Elisabeth per Lagos e da lì verso l'Europa.

Quando sono arrivata in Italia Elisabeth mi dice che il lavoro promesso non c'è perché non avevo i documenti per poter essere assunta. Senza troppi giri di parole mi dice anche che rimane solo il lavoro come prostituta sulla strada e che non posso rifiutarmi perché ho un debito di € 40.000 per le spese sostenute per il passaporto (falso) e il vi-aggio. In più, l'affitto costa 200 euro al mese, il vitto 30 euro alla settimana, il joint (il tratto di strada per prostituirmi) costa 300 euro. Elisabeth è la mia madame.
Mi rifiuto! Così mi picchiano finchè non accetto di andare in strada. Ogni volta che guadagno poco vengo minacciata e maltrattata. Per due anni vivo con la madame, che non mi permette di uscire da sola tranne che per andare di notte sulla strada. Rara-mente riesco a telefonare a casa, sempre in presenza della madame, così che non possa mai dire la verità a mia mamma.
A un certo punto non ce la faccio più. Scappo, chiedo ospitalità a un'amica. Dopo al-cuni mesi, in una delle telefonate a mia madre, vengo a sapere che erano stati minac-ciati e che mio fratello è stato picchiato dalla famiglia della madame perché non ho an-cora saldato il debito.
Questo mi spaventa. Così torno in strada e ricominciato a prostituirmi per lei.
Sulla strada conosco gli operatori dell'unità di strada della Caritas. Sono ragazze e ra-gazzi che di notte si fermano a scambiar due parole, ci danno qualche indicazione uti-le, se lo chiedi pregano con te. Sono loro a farmi render conto che ho bisogno di cure. Dopo il ricovero in ospedale non posso più reggere la vita in strada. Chiedo aiuto agli operatori e dopo un colloquio, in cui mi spiegano la situazione, accetto il progetto che mi propongono. Vengo accolta in una casa protetta ad indirizzo segreto.
Ho molta paura ma trovo la forza di denunciare la madame.
Non sono invece abbastanza coraggiosa per dire tutta la verità a mia mamma sulla vi-ta che ho fatto qui. Ne parlo però con mio fratello maggiore.
Oggi ho un lavoro come operaia, sono sposata e ho un figlio.

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