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In fiera hai letto l'inizio...scopri com'è andata a finire

Hope, Nigeria
Progetto migratorio: Italia

Conosco Grace a casa di amici. E' lei a propormi di andare in Italia per fare la baby sitter. Mia sorella ha subito qualche dubbio, perché sa che molte ragazze nigeriane vengono portate in Europa per fare le prostitute. Ma io mi fido di Grace e accetto. Parto con altre sette ragazze e due uomini, uno dei quali tiene i nostri documenti, falsi. Dopo 4 mesi, in cui abbiamo viaggiato in furgone e a piedi per lunghi tratti nel deserto, arrivo in Libia.
Lì io e le ragazze saliamo su un'imbarcazione con altre persone, circa una quindicina tra uomini e donne, e partiamo per Italia.

Dopo qualche giorno di viaggio in mare e sulla terraferma, arriviamo a Torino e lì ritrovo Grace, che mi spiega che il mio lavoro è sulla strada.
Non voglio farlo e mi ribello. Urlo a Grace che gli accordi sono altri, ma Grace minaccia la mia famiglia e io non ho più scelta: per proteggere la mia famiglia accetto di saldare il mio "debito" per il viaggio e i documenti falsi: € 50.000. Oltre a questa cifra scopro che devo pagare l'affitto tutti i mesi, il cibo e il 'joint' (il pezzo di strada in cui mi prostituisco). In totale: altri € 600 al mese.
Grace mi dà le istruzioni per trattare coi clienti: dai 20 ai 30 euro per prestazione. Se però non riesco a portarle abbastanza soldi è Grace che mi punisce: mi picchia e mi fa dormire sul pavimento.
Dopo tre anni di quella vita decido di scappare, approfittando di un momento di assenza di Grace. Non passo da casa, dove ci sono altre persone che mi controllano: scappo così come sono in quel momento, con in tasca solo 20 euro e il numero verde contro la tratta che mi ha dato un cliente. Un giorno gli avevo confidato di non voler più lavorare in strada, ma di non sapere cosa fare e dove andare. Qualche tempo dopo lui mi portò quel numero.
Chiamando quel numero mi trovano un'ospitalità a Milano. Da lì entro in un percorso di protezione per vittime di tratta e, nonostante la paura, riesco a denunciare Grace. Ottengo così un permesso di soggiorno e inizio un percorso di integrazione, anche se ho molte difficoltà a trovare un lavoro stabile e regolare.
Tempo dopo incontro un uomo di cui mi innamoro e insieme torniamo in Nigeria per sposarci. Al mio ritorno sono incinta e questo rende ancora più difficoltoso il mio percorso di autonomia.
Da quando è nato il mio bambino siamo entrambi in una comunità.

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